**Diario di Antonella**
*5 maggio*
Ma che succede ora? Dove vai? E chi cucinerà?
Ma dove corri così? Qualcuno deve pur preparare da mangiare! si agitò mio marito, vedendo cosa facevo dopo la litigata con sua madre.
Guardai fuori dalla finestra. Nuvole grigie, nonostante fosse già primavera. Nel nostro paesino nel Nord Italia, giorni di sole ce nerano pochi. Forse per questo la gente qui sembrava sempre così cupa e fredda.
Ultimamente mi accorgevo che non sorridevo più. La ruga sulla fronte mi invecchiava di dieci anni.
Mamma! Esco a fare una passeggiata annunciò mia figlia, Chiara.
Va bene risposi distrattamente.
Va bene cosa? Dammi dei soldi.
E allora, le passeggiate adesso non sono più gratis? sospirai.
Mamma! Perché tutte queste domande?! sbuffò lei. Dai, sbrigati! Così poco?
Ti bastano per un gelato.
Tirchia borbottò Chiara, ma io non la sentii già più, perché aveva sbattuto la porta.
*Non ci credo* Scossi la testa, ricordando quanto fosse dolce Chiara prima delladolescenza.
Antonella, mi brontola lo stomaco! Quanto ci vorrà ancora?! brontolò mio marito, Luca.
Cucina tu dissi fredda, poggiando un piatto sul tavolo.
Me lo porti almeno?
Stavo per lasciar cadere la pentola. Ma chi si crede di essere
Si mangia in cucina, Luca. Se vuoi, mangi, altrimenti fai come ti pare. Mi sedetti da sola.
Dopo una quindicina di minuti, Luca entrò in cucina.
Freddo che schifo.
Lavevo lasciato più a lungo.
Te lavevo chiesto! Niente affetto, neanche un grammo di premura! Sai che sto guardando la partita! ingollò il pollo in fretta. Non è buono.
Mi limitai a rotare gli occhi. Con quel calcio, Luca era unaltra persona. Scommesse, maglie costose, biglietti eppure da giovane lo sport non gli interessava affatto.
Prese una birra, un pacchetto di patatine della nonna e tornò davanti alla TV. Io rimasi a lavare i piatti.
*Tanto mi sforzo per niente. Nessuno lo apprezza.*
Ero esausta dopo il turno allospedale, dove lavoravo come infermiera caposala. Gente stressata, malati, problemi e a casa? Non un angolo di calore, ma un altro turno. Servire, pulire, sistemare.
Ce nè ancora? Luca prese unaltra birra dal frigo. Perché non cè più?
Le hai finite tutte! Devo comprarle pure quelle?! Abbi un po di dignità, Luca! non ce la feci più.
Che delicatezza disse sarcastico, sbattendo la porta per andare a rifornirsi per la prossima partita.
Decisi di andare a letto, ma non riuscivo a dormire. Ero in ansia per Chiara. Dovera? Con chi? Era già buio, ma di lei nessuna traccia. Non osavo chiamarla, perché mi urlava sempre:
Mi fai vergognare davanti agli amici! Smettila di chiamarmi! poi smetteva di rispondere. Ormai avevo smesso. Mi sembrava assurdo che avesse già 18 anni e non volesse né lavorare né studiare. Aveva finito il liceo e voleva trovare se stessa.
Dopo un po di sonno leggero, sentii le urla di Luca. Dovevano aver segnato. Poi iniziò a discutere di calcio con il vicino, che si era unito a lui. Più tardi arrivò anche la fidanzata del vicino, e festeggiarono in tre. A notte fonda tornò Chiara, sbattendo i piatti prima di andare a dormire. Appena tutto si calmò e stavo per addormentarmi, il gatto miagolò per la cena.
Nessuno in questa casa può dare da mangiare al gatto, oltre a me?! esplosi, stanca e con lemicrania. Volevo che mi sentissero, ma Chiara aveva le cuffie e scrollava solo il telefono. Luca si era addormentato davanti alla TV con la birra in mano.
*Ne ho abbastanza ne ho davvero abbastanza di tutto questo.*
Il giorno dopo mi svegliò la suocera al telefono.
Antonella, tesoro, ti ricordi che è ora di piantare lorto? E dobbiamo andare in campagna sistemare un po.
Me lo ricordo sospirai.
Allora domani partiamo.
Lunica domenica libera la passai a sgobbare nella casa di campagna, sotto gli ordini di mia suocera.
Come spazzi?! Devi tenere la scopa diversamente! comandava, seduta sulla panca.
Ho quasi cinquantanni, Lidia, so fare da sola osai ribattere.
E Luca
Dovè Luca? Perché non è venuto? Perché non ha accompagnato sua madre? Perché abbiamo viaggiato tre ore in autobus? Però voi parlate solo di lui
Lui è stanco.
E io? Credete che non lo sia?
E allora scoppiò tutto mi pentii di aver parlato. Lidia amava avere sempre ragione, ma la sua era una ragione a senso unico. Per tutta la vita aveva viziato Luca, mentre io ero solo una serva sopportata per gentile concessione.
Tornammo sedute in parti opposte dellautobus. Il giorno dopo Lidia si lamentò con suo figlio, e lui andò su tutte le furie.
Come ti permetti di rispondere a mia madre?! ringhiò. Se non fosse per lei
Cosa? incrociai le braccia. Avevo capito che non potevo più tollerare quel trattamento.
Saresti ancora in ambulatorio! tirò fuori la carta vincente, ricordandomi che Lidia mi aveva fatto entrare allospedale cittadino. Lo stipendio era più alto, ma lo pagavo con i nervi e i capelli grigi. Quante volte avevo rimpianto di averla ascoltata
Dove vai?
Luca rimase scioccato vedendo cosa feci.
Quello che feci, lui non se laspettava *mai*.







